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AmiConversazione n. 9

Spectral Beliefs
Dorothy Hindman: suggestioni religiose della musica spettrale

Intervengono: Giuseppe Montemagno e Luca Cubisino

Venerdì 3 luglio 2015, ore 18:00
Teatro Machiavelli: Piazza Università, 16 - Catania

Si ringraziano l’Accademia di Belle Arti di Catania per il Patrocinio e Ingresso Libero / Teatro Machiavelli di Catania per l'ospitalità.

Lo Spettralismo rappresenta un cambiamento fondamentale nella credenza di ciò che la musica è o dovrebbe essere, respingendo le 12 note cromatiche ed equamente temperate, e utilizzando invece il continuum di frequenze acustiche udibili come materiale timbrico, armonico e di suoni. I compositori spettrali hanno usato analisi informatiche di armonici e aspetti temporali dei modelli sonori. Hanno poi applicato queste intuizioni sulla natura del suono nelle proprie idee e tecniche compositive, creando, come risultato, un nuovo paradigma.
Il rifiuto del sistema tradizionale di notazione e il radicale ripensamento del regno del suono musicale possono essere paragonati ad una epifania per molti compositori e interpreti, che si trovano liberati dal set antiquato delle restrizioni connesse con la composizione motivica o generativa, e di fronte a una nuova frontiera di possibilità musicali.
Il compositore italiano Giacinto Scelsi (1905-1988) ha avuto una profonda influenza sui primi Spettralisti, con le sue esplorazioni dei componenti del suono, derivanti dalla sua adozione di credenze Zen, in opere come Quattro Pezzi su Una Nota Sola (1959).
Gérard Grisey (1946-1998), uno dei maggiori compositori spettrali, descrive l’emozione e l’impegno delle prime tecniche spettrali, forse finalmente compiendo ‘[un] desiderio utopico per un linguaggio musicale articolato su riscontri scientifici, il sogno ricorrente di un’arte-scienza, [creando] un nesso tra i compositori-inventori dello spettralismo e gli artisti del Quattrocento.’ Il suo Partiels (1975) rappresenta il primo capolavoro di spettralismo, e una delle applicazioni più udibili nel ricreare un modello sonoro attraverso un’orchestra.
Il compositore inglese Jonathan Harvey ha una produzione notevole di musica per uso liturgico nei servizi episcopali, e le sue convinzioni cristiane mistiche si ripercuotono sulla sua produzione spettrale, incarnate nella sua opera elettronica Mortuos Plango, Vivos Voco (1980). Altri titoli di composizioni di Harvey comprendono Bhakti, l’amore indù che un devoto sente verso il proprio Dio, Ritual Melodies, Dum Transisset Sabbatum (And When the Sabbath was Past), Sufi Dance, e Death of Light/Light of Death ispirato dalla Crocifissione di Grunewald nella Pala di Isenheim.
La compositrice contemporanea Dorothy Hindman (b. 1966) intitola il suo primo lavoro composto mediante analisi spettrale The Road to Damascus (2010), che fa riferimento alla epifania di Paolo sulla via di Damasco come metafora per le sue scoperte, le “squame cadono dalle orecchie”. Questo quartetto d’archi cattura anche la credenza che armonia e timbro, dissonanze e consonanze non sono più costrutti completamente separati, un principio fondamentale per la musica spettrale.

Dott. Dorothy Hindman (trad. Luca Cubisino)

 

 

Le composizioni di Dorothy Hindman vengono eseguite ampiamente negli Stati Uniti e in tutta Europa. I critici hanno definito la sua musica “intensa, avvincente e frenetica”, “risonante e affermativa” e “di formidabile gesto romantico”.
I premi e i riconoscimenti conferitile includono il “Global Music Award of Excellence” per la creatività/originalità e l’“Award of Merit for Composition” per il suo CD Tapping the Furnace nel 2013, l’“Almquist Choral Composition Award” nel 2005, il “Nancy Van de Vate International Composition Prize” per l’Opera nel 2004, la vincita all’“International Society of Bassists Solo Composition Competition”, una borsa dall’“Alabama State Council on the Arts Individual Artist” e il “NACUSA Young Composers Competition”.
Sue commissioni recenti includono R.I.P.T per il “Bent Frequency Duo” (Atlanta), Heroic Measures per l’ensemble “Pulse” (Miami), 1000 Swimmers in the Canals per l’“Ensemble FORO” (Portogallo), Prothalamia per l’“Empire City Men’s Chorus” (New York), The Road to Damascus per il “Caraval Quartet” (New York),  Sursum Corda per il coro “Sursum Corda”, The Wall Calls to Me  in collaborazione con l’artista Sally Johnson, Nine Churches per il “Corona Guitar Kvartet” e la “Lithuanian Sinfonia” (Danimarca), Tapping the Furnace per Evelyn Glennie, Stuart Gerber e Scott Deal, e The Pillow Book per il “Goliard Ensemble” (New York). 
I suoi soggiorni comprendono: “Seaside Escape to Create Residency” nel 2009, “Visiting Artist” presso l'“American Academy” a Roma nell’autunno del 2005, compositore residente presso il “Visby International Centre for Composers” in Svezia nel 2005, e “Composer-in-Residence” per il “Goliard Ensemble” nel 2009.

Giuseppe Montemagno insegna Storia della musica e del teatro musicale all’Accademia di Belle Arti di Catania e collabora alle attività di ricerca della Fondazione Bellini dell’Università degli Studi di Catania. Relatore a convegni e seminari internazionali in Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera e Ungheria, è stato ospite di prestigiose sedi universitarie e istituti di ricerca, tra cui la New York City University, l’Université de Montréal, l’Université de Paris-Sorbonne (Paris IV), il Liszt Ferenc Memorial Museum and Research Center di Budapest, la University of London, la University of Oxford, il Royal Northern College of Music di Manchester.
Nelle sue ricerche si occupa di drammaturgia musicale e, in particolare, di migrazioni culturali e relazioni interartistiche tra Francia ed Italia tra XIX e XX secolo. In quest’ambito si collocano la maggior parte delle sue pubblicazioni, che annoverano tra l’altro contributi su Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Hérold, Massenet e Bruneau, Charpentier e Debussy, Daniel-Lesur. Nel novembre del 2001, in occasione del bicentenario della nascita di Vincenzo Bellini, ha contribuito ad organizzare il convegno internazionale di studi su Vincenzo Bellini et la France, di cui ha condiretto gli Atti (Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2007). Ha organizzato giornate di studi in occasione delle Rencontres Inter-Artistiques 2007, promosse dall’Observatoire Musical Français dell’Université de Paris-Sorbonne, (Qu’est-ce qu’un genre musical?), e del XVIII Convegno dell’International Musicological Society (Zurigo, 2007), in collaborazione con Michela Niccolai (De passage. Formes et genres dans la dramaturgie musicale du début du XXe siècle).
Giornalista pubblicista da oltre un ventennio, svolge attività di critico militante per numerose riviste italiane e straniere a carattere specialistico (L’Avant-Scène Opéra, di cui è consigliere di redazione, Hystrio, l’opera, BelliniNews, di cui è vicedirettore).

Luca Cubisino ha iniziato gli studi di pianoforte all’età di sette anni con Ina Gugliara. Si è diplomato con il massimo dei voti e la lode presso l’Istituto Musicale “V. Bellini” di Catania sotto la guida della Professoressa Antonella Scuderi. Successivamente ha conseguito il Masters degree (Second Phase) nella classe del Maestro Aquiles Delle Vigne presso il Codarts – Hogeschool voor de Kunsten di Rotterdam (Olanda) e il Diploma Accademico di Secondo Livello in Discipline Musicali con il Maestro Flavio Meniconi presso il Conservatorio “B. Maderna” di Cesena col massimo dei voti e la lode ed una Tesi sul Maestro Franco Scala, i cui insegnamenti hanno avuto un peso fondamentale nel suo approccio pedagogico.
Ha riscosso notevoli consensi di pubblico e di critica suonando in varie città italiane e straniere per numerose associazioni e in prestigiosi teatri e sale da concerto: Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania; Concertgebouw de Doelen di Rotterdam; Wiener Saal di Salzburg; Kammermusiksaal della Hochschule für Musik und Theater “Felix Mendelssohn Bartholdy” di Leipzig, Teatro Rossini di Lugo, sala Patrizia Cerutti Bresso di Pinerolo, Oratorio Santa Cecilia di Bologna, Teatro Alessandro Bonci di Cesena, St. Jerome Hall di New York, Wertheim Concert Hall di Miami, etc.
Classificatosi nelle prime tre posizioni in oltre venti concorsi pianistici nazionali ed internazionali, la sua formazione artistica è stata completata da pianisti del calibro di François-Joël Thiollier, Antonio Ballista, Choong-Mo Kang, Gerald Fauth, Bruno Canino, Enrico Pace, Anton Nel, Boris Slutsky, Marina Lomazov,  etc.
È direttore artistico di “AmiCa, Associazione musicale internazionale del Calatino”, e collabora con la direzione artistica del “San Giacomo Festival” di Bologna, che organizza più di cento concerti all’anno.
Luca ha recentemente conseguito il suo terzo Master in Piano Performance alla Texas State University, dove ha lavorato come Teaching Assistant e, tra gli altri riconoscimenti, ha ottenuto il “Piano Achievement Award” e sei borse di studio. Attualmente segue un DMA presso l’University of Miami, in Florida, con il Prof. Tian Ying, dove ha ottenuto una borsa e una posizione da insegnante.

 

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